20 Gennaio 2020

Esercizio fisico per proteggere il cuore

esercizio fisico per proteggere il cuore

L’esercizio fisico per proteggere il cuore dagli effetti negativi delle cure oncologiche: studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology

Recentemente European Journal of Preventive Cardiology ha pubblicato un articolo sugli effetti benefici dell’esercizio fisico sulla salute cardiovascolare e sulla sua capacità di contrastare gli effetti collaterali delle terapie antitumorali sul cuore. La ricerca, dal titolo “The benefits of exercise in cancer patients and the criteria for exercise prescription in cardio-oncology”, ha coinvolto anche il Prof. Flavio D’Ascenzi, Professore Aggregato all’Università di Siena, affiliato all’Università di Pittsburgh (USA), collaboratore di UPMC Institute for Health Chianciano Terme per il programma di cardiologia e riabilitazione cardiologica e per progetti di ricerca, e la Dott.ssa Roberta Mannucci, biologa nutrizionista presso UPMC Institute for Health Chianciano Terme.

Malattie cardiovascolari e tumori: dati

I disturbi cardiovascolari e i tumori sono attualmente le prime cause di morte nei Paesi ad alto reddito. La Global Initiative for Cancer Registry Development ha stimato 18,1 milioni nuovi casi di tumore nel 2018 e 9,6 milioni di decessi legati a neoplasie. Le malattie cardiovascolari e oncologiche hanno numerosi fattori di rischio in comune come sedentarietà, alimentazione sbagliata, fumo, abuso di alcool. Come è stato già ampiamente dimostrato, praticare regolarmente attività fisica aiuta a prevenire sia le patologie cardiovascolari che le neoplasie.

Il ruolo dell’esercizio fisico per limitare gli effetti delle terapie oncologiche

Il lavoro pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology sottolinea come l’esercizio fisico, non solo sia fondamentale nella prevenzione primaria, ma anche nella riduzione delle recidive e delle malattie croniche associate al trattamento. Le terapie oncologiche, in particolar modo la chemioterapia, possono infatti portare all’insorgenza di complicanze cardiovascolari come risultato della tossicità indotta dai farmaci somministrati per i trattamenti antitumorali, definita “cardiotossicità”. Evidenze preliminari dimostrano che l’attività fisica può contrastare gli effetti negativi delle cure oncologiche (affaticamento, disfunzione polmonare e del sistema immunitario, linfedema) e prevenire la cardiotossicità, anche prima della sua manifestazione clinica. Senza contare che alcune di queste problematiche possono manifestarsi anche dopo molti anni, quando la malattia oncologica è in completa remissione e il paziente è considerato guarito dal tumore.

Una terapia personalizzata

Dato il ruolo essenziale dell’esercizio fisico durante tutte le fasi del trattamento del tumore, gli autori dello studio sottolineano la necessità di stabilire una vera e propria “terapia” sportiva, da prescrivere al paziente oncologico così come vengono prescritte chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e a supporto di queste. Il programma di attività fisica entra quindi a pieno titolo nell’approccio multidisciplinare al paziente oncologico, che deve coinvolgere oncologo, nutrizionista, cardiologo e, fisioterapista. Questi specialisti pianificano il programma di allenamento insieme al paziente. Nella ricerca viene poi evidenziata la centralità di una prescrizione “su misura” dell’attività fisica. L’allenamento deve quindi essere personalizzato in base:

  • alle caratteristiche del paziente
  • alla sua condizione clinica (specificità del tumore da cui è affetto e condizione clinica)
  • ai farmaci somministrati
  • alla terapia oncologica seguita
  • all’anamnesi personale
  • alla risposta cardiaca all’esercizio.

La prescrizione deve basarsi su una valutazione cardiologica accurata. Questa deve includere anche la valutazione della risposta dell’organismo all’esercizio, attraverso test da sforzo specifici. Infatti, attraverso la determinazione delle soglie di lavoro, il paziente può trarre i maggiori benefici dall’attività fisica da praticare.